CRISI SAVOIA. Stato di insolvenza unica possibilità
Ecco l'analisi di Oplontini.com

 

TORRE ANNUNZIATA – E adesso tutti vogliono salvare il Savoia. Sarebbe bastato un pizzico di attenzione in più da parte chi quotidianamente frequentava i vertici societari per evitare questa drammatica situazione ed invece il calcio a Torre rischia di scomparire nuovamente, di qui a breve. In poco più di un mese si è passati dall’osannare Quirico Manca per il suo ritorno che, in molti ci avrebbero giurato, avrebbe salvato il Savoia ad eleggerlo vittima sacrificale. Di certo l’architetto di Nola ha molte responsabilità, in primis quella di essersene ‘fregato’ di tutto ciò che accadeva al Savoia (pur essendone il proprietario) da settembre a dicembre.

Che l’attuale presidente onorario non avesse molta ‘voglia’ di continuare l’avventura con il Savoia, era chiaro fin dall’estate, almeno a chi ha saputo analizzare gli eventi con freddezza e il giusto distacco, senza inutili propagande pro-società di cui si sono resi protagonisti alcuni organi di stampa e una parte dei tifosi finendo col mettere in secondo piano la propria passione. Solo così si spiega, infatti, l’estremo ritardo con cui ci si è preoccupati della questione ‘Giraud’ che, quasi metteva a rischio l’iscrizione al campionato; l’aver negato ai tifosi una presentazione degna di un ritorno tra i professionisti che la città attendeva da circa quindici anni; la mancanza di un vero piano di marketing; la campagna abbonamenti presentata male ed in ritardo e tanti altri piccoli episodi che di per sé potevano già rappresentare un campanello d’allarme.

Chi dubitava della bontà del progetto di Manca, però, veniva considerato, nella migliore delle ipotesi, uno scellerato tant’è che, qualche mese fa, si è arrivati addirittura a ‘cacciare’ un giornalista soltanto perché continuava a 'scrivere' la verità, analizzando con spirito critico gli avvenimenti dal mondo bianco-scudato.

Si è così arrivati a quello che probabilmente è un punto di non ritorno. La situazione è a dir poco critica e l’unica soluzione possibile, allo stato attuale, pare quella della consegna dei libri contabili in tribunale, ossia la dichiarazione dello stato di insolvenza. Solo così, infatti, si può procedere ad una gestione ‘controllata’ ed oculata, senza continuare ad accumulare debiti. Considerando, infatti, che il Savoia ha un monte ingaggi (dal quale vanno detratti solo le mensilità di Settembre e Ottobre e le relative tasse) pari a 1,5 milioni di euro ai quali vanno sommati eventuali debiti con creditori e tutte le spese vive necessarie per completare la stagione (trasferte prima squadra e giovanili, organizzazione partite casalinghe, pasti etc.) dovrebbe risultare chiaro a tutti che c’è un urgente bisogno di liquidità e che l’escussione della fideiussione, da sola, non può bastare per far ‘respirare’ il Savoia, come qualcuno ha sostenuto. Continuare ad accumulare debiti significherebbe allontanare qualsiasi imprenditore che abbia voglia di investire nel calcio a Torre Annunziata il prossimo anno.

Negli ultimi giorni, inoltre, si sta facendo sempre più insistente l’ipotesi dell’organizzazione di una sottoscrizione per salvare il Savoia rivolta a cittadini ed imprenditori: ma si riuscirà a raccogliere la liquidità necessaria per portare a termine il campionato? A chi sarà affidata la gestione delle quote? Cosa succederà agli investitori se il Savoia fallisce lo stesso? Tutti dubbi che rendono l’idea di difficile realizzazione anche in virtù dell’enorme clima di diffidenza che si è venuto a creare in città intorno al mondo del pallone. 


(Nello Sorrentino)

 
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