Savoia-Cosenza: storia dei calabresi e precedenti
Sabato il Savoia cerca la prima vittoria al Giraud

 

È controverso e dibattuto l'anno di nascita della prima squadra di calcio a Cosenza; nel 1908 apparì il primo pallone da gioco portato in città da Arnaldo De Filippis e da quel momento cominciarono a formarsi piccole squadre di quartiere, ma la prima grande realtà calcistica cittadina fu quella della S.S. Cosentina che dapprima nel 1912 riunì in un'unica societá tutte le realtà di quartiere ma poi affrontò, già da neonata, una piccola faida interna e solo nel 1914 riuscì ad ufficializzarsi con la nomina per acclamazione come presidente proprio del suddetto De Filippis. Fu un derby la prima partita, giocata il 23 febbraio 1914 proprio con i cugini del Catanzaro e finì 1 a 1. Nel 1926 a causa di dissidi interni, Riccardo Maspoli si separa e fonda il Football Club Cosenza scegliendo come colori sociali il rosso ed il blu in onore del Genoa e del Bologna che avevano dato vita in quella stagione ad una spettacolare lotta per lo scudetto e saranno i colori che resteranno per quasi tutta la storia della squadra. Il primo campionato nazionale disputato dal Cosenza fu quello di Seconda Divisione Sud disputato nel 1929/30, nel quale i "lupi della Sila", grazie anche alle reti dello "sgusciante" attaccante Pellicori che prima di dribblare chiedeva il permesso all'avversario, ottennero al promozione in Seconda Divisione; prima dell'inizio di questo campionato i bruzi furono costretti ad adottare l'azzurro Savoia per ottenere in cambio dalla politica la costruzione del nuovo impianto sportivo ma, dato che la scelta portò risultati negativi la società colse l'occasione di un derby con la Salernitana che allora adottava gli stessi colori per tornare ai colori rossoblù e poichè quella partita fu vinta dominando i calabresi decisero di non tornare più all'azzurro, raggiungendo per una quantomeno singolare coincidenza, da fanalino di coda che era prima di quella partita riuscì a raggiungere la ormai insperata salvezza. Nel secondo dopoguerra la squadra nel frattempo giunta intano nel campionato di Divisione Nazionale C, dopo la sospensione di tutte le competizioni, ebbe difficoltà a reperire un campo da gioco che potesse sostiuire il "Città di Cosenza" che nel frattempo era stato occupato dalle baracche costruite per gli sfollati; solo dopo varie peripezie la società denominata intanto Associazione Sportiva Cosenza potè riprendere l'attività sportiva in un altro impianto e solo alcuni anni dopo tornare all'originario campo sportivo. Nel 1946 grazie al secondo posto nel girone F della Lega Centro-Sud di serie C accede per la prima volta alla serie B ma, dopo un discreto piazzamento a metà classifica nella stagione subito seguente ottenuto anche grazie alle reti del colpo di mercato Demaria (campione del mondo nel 1934), nel 1948 i rossoblù tornarono in serie C e cominciò così un lungo calvario per ritrovare la serie B passando anche per la dura sconfitta in uno degli spareggi più controversi e sospetti della storia del calcio italiano contro il Messina proprio per guadagnare la serie B; soltano nel 1960 riuscirà a ritornare in serie cadetta. Nel 1964 dopo la nuova retrocessione in serie C venne inaugurato l'attuale campo da gioco, lo stadio "San Vito" ma i bruzi vennero beffati per due anni consecutivi in due partite decisive prima ad opera della Reggina e l'anno successivo dalla Salernitana; per 24 anni cosentini dovranno attendere il ritorno in serie B. Nel 1987 infatti grazie alla guida tecnica del "seminatore d'oro" Gianni Di Marzio dopo una grande cavalcata condita da record di presenze costanti al San Vito la squadra, nel frattempo denominata Cosenza Calcio 1914 S.p.a., tornò in serie B, con un esordio in Coppa Italia stellare contro la Juventus finito 0 a 0 che portò 25000 persone al San Vito e 608 milioni di lire nelle casse della società bruzia. Fu un grande campionato per il Cosenza che conquistò ben 17 vittorie sfiorando la serie A; se si fossero assegnati i 3 punti a vittoria infatti (vigeva allora ancora la regola dei due punti a vittoria), invece del sesto posto i rossoblù avrebbero conquistato la promozione in massima serie piazzandosi al terzo posto. Di nuovo nel '93 con la guida tecnica di Edy Reja il Cosenza arrivò ai piani alti perdendo il match-spareggio per la serie A contro il Lecce provocando una delusione indimenticabile non solo ai 15000 giunti in Via del Mare, ma all'intera provincia di Cosenza già pronta a festeggiare la promozione. Nell'ottobre del 1992 poi una tristezza ancor più grande colpì i tifosi cosentini: la morte in un tragico incidente del ventitreenne centrocampista Massimiliano Catena, al quale venne intitolata la Curva Nord dello stadio. I lupi della Sila resteranno in serie B fino al 1997 ritornandovi subito la stagione successiva e disputandovi altre 5 stagioni fino al 2003; da allora si sono avvicendati diversi fallimenti e diverse ridenominazioni fino all'attuale "Cosenza Calcio S.r.l." assunta nel 2014. Nel suo palmarès il Cosenza vanta ben 19 partecipazioni alla serie cadetta, 3 campionati di serie D vinti, 2 di serie C1, 1 di serie C2, 1 di Lega Pro Seconda Divisione, 1 di serie C unica ed anche un trofeo internazionale: la Coppa Anglo-Italiana vinta nel 1983. Il giocatore con il maggior numero di presenze ed anche di reti del Cosenza è Luigi Marulla che vanta ben 330 presenze in rossoblu e 91 reti segnate. Il primo precedente risale al 16 novembre 1930, finì 1 a 1 al "Formisano" di Torre Annunziata con reti di Brasile II e di Zuccaro; in tutto i precedenti ammontano a ben 42 partite disputate in tra serie C, serie B e serie D, in vantaggio i calabresi con ben 23 vittorie, 8 soltanto le vittorie dei bianoscudati con il segno x apparso 11 volte.


(Marco Vetturino)

 
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